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Il sistema di espulsione dell’immigrato irregolare

Il sistema di espulsione dell’immigrato irregolare

Il governo ha recentemente approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti volte ad accelerare le operazioni di identificazione dei cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea e per contrastare l’immigrazione illegale. Tra queste ci sono quelle finalizzate a garantire l’effettività dei provvedimenti di espulsione e il potenziamento della rete dei centri di identificazione ed espulsione, ridenominati centri di permanenza per il rimpatrio.

Ma oggi in che consiste il sistema di espulsione dell’immigrato irregolare? La normativa è complessa, in quanto anche se vige oggi la direttiva 2008/115/CE che ha voluto armonizzare la regolamentazione delle procedura di allontanamento, ogni Stato ha poi una sua legislazione nazionale che decide i modi di espulsione. In Italia la normativa basilare in materia è il Testo Unico D.Legislativo le 1998 n. 286 (con varie modifiche) e si applica ai cittadini non UE.

Si deve partire da un punto fermo: l’obbligo di espulsione dell’immigrato irregolare vi è sempre, a meno di motivi umanitari, perchè in questo caso lo straniero ha diritto a rimanere o almeno a non essere espulso.

Il sistema di espulsione si basa sul principio, come stabilito dalla Corte di Giustizia Internazionale e dai Tribunali Internazionali, che si possa ricorrere a delle misure coercitive solo laddove le misure non coercitive non fossero possibili.

L’art. 13 T.U. Ci dice che l’espulsione può essere disposta dal prefetto per vari motivi:

  • lo straniero si è sottratto al controllo di frontiera, via terra o via mare;
  • lo straniero si è trattenuto nel territorio nazionale senza permesso di soggiorno o questo è scaduto. Se il permesso è scaduto da non oltre i 60 giorni, viene dato il tempo per regolarizzarsi;
  • ingresso illegale.

L’espulsione viene decisa dal prefetto (art. 13 co2), valutando anche i legami familiari e se si abbia diritto al ricongiungimento. Il decreto è sempre motivato e può essere impugnato. Il prefetto può renderlo comunque eseguibile, se vi fosse pericolo di reiterazione le reato e la pericolosità. In questo caso chiederà al giudice il nulla osta per l’espulsione immediata (se non risponde vi è comunque il silenzio-assenso). Il giudice, per permettere l’espulsione immediata, anche se l’immigrato ha commesso un qualsiasi reato, potrà decidere il non luogo a procedere (solitamente per reati contro il patrimonio, non sulla persona). Il ricorso andrà fatto presso il tribunale le luogo dove è domiciliato lo straniero. Solitamente ci si serve di un difensore d’ufficio per curare l’iter. Il tribunale decide di accogliere o rigettare il ricorso entro 10 giorni dal deposito del ricorso.

Il Ritorno Volontario Assistito è un beneficio concesso al migrante che non viene espulso (nel proprio paese potrebbe essere arrestato o essere stigmatizzato). Un’assistenza finanziaria che varia da 1.000 a 3.000 euro per rimpatriato, da corrispondere in denaro o in servizi da utilizzare nel proprio paese d’origine (iscrizione dei bambini a scuola, etc.). Ci si occupa di tutti i documenti per il ritorno e si assiste il migrante in tutte le fasi, fino al monitoraggio nel paese d’origine. Si tratta della prima fase rispetto al rimpatrio forzato, comunque una procedura poco usata in Italia.

Il Rimpatrio forzato si deve distinguere dal provvedimento amministrativo dell’espulsione preso dal prefetto al quale può non seguire l’effettivo ritorno in patria o l’allontanamento forzato del migrante irregolare. Si tratta di una procedura assai cara, finanziata dal Fondo rimpatri stanziato dall`Unione Europea e gestito attraverso il ministero dell`Interno. Si pensi che per ogni cittadino straniero rimpatriato, lo stato italiano paga cinque biglietti aerei: quello dello straniero e quelli di andata e ritorno per i due agenti che lo scortano

Divieto di respingimento
Se lo straniero tenta di entrare illegalmente nel nostro paese, solitamente si provvede all’accompagnamento coattivo, riportandolo al paese d’origine o di provenienza. Se è noto chi ha trasportato gli stranieri nel nostro paese, saranno costoro a farsi carico le rimpatrio.
Ma in alcuni casi vi è un divieto di respingimento:

  • se lo straniero sia stato perseguitato per motivi razziali, politici o altri motivi;
  • se è un minore di anni 18 (a meno che non sia assieme a un genitore espulso);
  • se possieda una carta di soggiorno;
  • se convivente o parente entro il secondo grado o coniuge di straniero regolare;
  • se donne in stato di gravidanza (o con bambini di max 6 mesi);
  • se persone vittime di violenza, disabili, etc.

Occorre dire che se lo straniero si sta allontanando volontariamente dal nostro paese, il prefetto non comminerà il decreto di espulsione (perciò niente divieto di reingresso per 5 anni). La partenza volontaria si può avere solo se lo straniero lo richieda (è un suo diritto). Verrà allora concesso un periodo compreso tra 7 e 30 giorni per la partenza volontaria.

Chi è l'autore

Laurea in Scienze Politiche. Ideatore del sito Stranieri.online

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