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Accoglienza migranti: i doveri che le cooperative devono rispettare

Accoglienza migranti: i doveri che le cooperative devono rispettare

L’accoglienza dei migranti è stata affidata dal ministero dell’Interno alla responsabilità delle prefetture, che si impegnano a bandire appalti per la ricerca di strutture e soggetti specializzati nell’assistenza di profughi e richiedenti asilo. La durata dell’appalto di solito è annuale e rinnovabile per tre anni. Il bando fissa un numero di posti e un tetto di spesa, ma importi e numero di centri possono essere estesi via via a seconda delle ondate di arrivi.

Le cooperative e le associazioni che gestiscono le strutture d’accoglienza di primo livello dovranno fornire un alloggio, dei pasti caldi, vestiti e spese sanitarie, oltre a cercare di favorire l’integrazione sociale e, soprattutto, condizioni di vita decenti.

Ricordiamo che per legge i profughi non possono lavorare né ricevere uno stipendio (possono farlo solo sei mesi dopo aver ricevuto il primo permesso).

Per la gestione dei migranti occorre aggiudicarsi le gare bandite dal Viminale che registrano ribassi fino al 30% su base d’asta. Possono partecipare cooperative sociali, associazioni di volontariato (Misericordie, Caritas, Onlus), fondazioni o società private che dimostrino di avere i requisiti di legge, in possesso dei certificati antimafia secondo il codice dei contratti pubblici e di poter organizzare vitto e alloggio, di schierare operatori esperti dell’accoglienza, mediatori linguistici, psicologi e perfino un servizio di trasporto per accompagnare i profughi in questure per le pratiche amministrative, in ospedale o nei presidi sanitari.

La prefetture assegnano ai gestori 34 euro più Iva giornaliere per ogni migrante ospitato nella struttura di accoglienza.Di solito sono le coop a dover presentare un progetto che comprenda anche l’indicazione dell’edificio in cui allestire il centro di accoglienza. Nel caso di edifici pubblici forniti dalla prefettura l’appalto scende a 30 euro più Iva.

E poi? Un letto non è sufficiente: occorre garantire una serie di servizi, ad iniziare dal vitto. Il menu deve essere scelto «con massima cura nel proporre piatti non in contrasto con principi e abitudini alimentari degli ospiti» e nel rispetto delle «scelte religiose».
Il gestore consegna agli immigrati il vestiario minimo necessario all’arrivo e il rinnovo periodico degli abiti a seconda della stagione e comunque in modo da garantire igiene e decoro della persona. Chi organizza l’accoglienza deve fornire cuscini, lenzuola, federe e coperte. Deve dare agli ospiti sapone, shampoo, dentifricio e allestire un servizio di pulizia dei locali, una lavanderia, dare assistenza ai migranti con mediatori linguistici per informarli delle regole di comportamento nel centro e nel Paese, e aiutarli nelle richieste di asilo e nel trasporto. Ogni responsabilità per danni a persone e cose è in carico a chi vince l’appalto, che è chiamato a stipulare polizze assicurative.
Ai migranti spetta un pocket money da 2,50 euro giornalieri, e si arriva al massimo a 7,5 euro per ogni nucleo familiare. Poi una tessera o ricarica telefonica da 15 euro. Il richiedente asilo in attesa di un posto in un centro di accoglienza può inoltre fare richiesta di contributo alle questure dimostrando la propria condizione di indigenza. Il valore massimo di questa “una tantum” è di 976,15 euro.

Servizi per l’integrazione
Oltre a quanto già scritto, viene demandato agli enti e alle cooperative la garanzia di tutti quei servizi che facilitino l’integrazione: mediazione linguistica e culturale, informazione sulla normativa concernente l’immigrazione, sostegno socio psicologico, assistenza sanitaria (comprese le vaccinazioni obbligatorie), nonché il trasporto necessario per raggiungere la struttura sanitaria, orientamento al territorio, informazione ed assistenza nei rapporti con la Questura competente, insegnamento della lingua italiana…

Chi è l'autore

Laurea in Scienze Politiche. Ideatore del sito Stranieri.online

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